Quando un uomo con un ragionamento incontra un uomo con uno slogan

Quando un uomo con un ragionamento incontra un uomo con uno slogan, l’uomo con il ragionamento non può sperare di convincerlo, può solo mandarlo a quel paese.
Se gli uomini che parlano per slogan diventano troppi, è la morte della democrazia: ma se si arriva a questo, è segno che la democrazia era malata da tempo e nessuno aveva fatto niente per salvarla.
CB

L’evoluzione delle tre F

Ferdinando II di Borbone diceva che il regno delle Due Sicilie si governava con le tre F: Festa, Farina e Forca.
Duecento anni dopo, la prima è rimasta – vedere il Festino di Palermo; la Farina pure, ma solo per gli “amici”. A essere scomparsa è solo la Forca. Per fortuna. Però mi piacerebbe reintrodurne la versione incruenta: la gogna.
E non parlo di gogna mediatica, che ormai non fa più impressione a nessuno, ma proprio una bella gogna montata al centro di una piazza, in cui criminali e amministratori incapaci e infedeli al loro mandato fossero esposti agli sberleffi della gente vittima dei loro comportamenti. Lo so, non si può fare per mille motivi. Ma sognare è permesso, o no?

Il blabla iperbolizzato

“Il dramma della nostra epoca è che la stupidità si è messa a pensare”.
Jean Cocteau
“…E ora, con i social, riesce a comunicare a tutti quello che ha pensato”.
Carlo Barbieri

Acqua… nonostante il bandito Giuliano

Abbeveratoio costruito da mio padre insieme a tante strade e ponti nella zona dell’Alto e Medio Belice. Quando tornava, stanco morto, io mi precipitavo a togliergli gli scarponi con un dito di fango indurito ancora attaccato alle suole. Avevo meno di dieci anni, e per me era una via di mezzo fra un gioco e un privilegio; poi, diventato papà anch’io, ho capito quanto si godesse quel momento di ritorno a casa. Fino a qualche anno prima la zona era stata dominio della banda di Salvatore Giuliano, e in più di un’occasione gli era capitato di essere rinchiuso in un casolare o in una stalla con i suoi assistenti “perché doveva passare Turiddu”, e nessuno doveva vedere.

“Testimonial” al concorso di poesia GraffitiMETROpolitani

Ospite di Metro come scrittore-testimonial al concorso di poesia GraffitiMETROpolitani 2018.
Sapevate che Metro, distribuito nelle metropolitane di Roma, Milano e Torino, è il quotidiano cartaceo più letto d’Italia? A parte un solo grosso errore (quello di ospitare miei articoli) è davvero un bel giornale, disponibile anche in versione digitale.
Quanto al concorso: ho letto solo le prime dieci poesie classificate, e confesso che le ho trovate tutte bellissime. Sono felice di non aver fatto parte della giuria, mi sarei trovato in seria difficoltà.
Ho incontrato persone belle dentro, e molte anche… fuori; meno giovani, giovani, giovanissimi – persino due amichette di nove anni e mezzo l’una che hanno scritto insieme (come avranno fatto?) una bella poesia entrata nella classifica minori.
Naturalmente, componimenti selezionati in modo rigorosamente anonimo per garantire il “vinca il migliore”.
Mentre ascoltavo le dichiarazioni dei vincitori ho pensato improvvisamente che nella mia vita ho incontrato qualche scrittore d’animo cattivo, ma poeti malvagi mai. E quindi mi sa tanto che chi dice che nel mondo ci vorrebbe più poesia, ha proprio ragione.