Ci risiamo

In piena “prima ondata” girò la notizia che nel mio quartiere c’era un caso di coronavirus, e fece scalpore. Adesso sembra che siano positivi il parroco, un parrucchiere, una professoressa di scuola media, hanno chiuso un ristorante e stanno facendo centinaia di tamponi. L’avete presente quell’abusatissimo “non abbassare la guardia”? Occhio…

Pessimi educatori e pessimi educati

Il Coronavirus ha messo ulteriormente in evidenza il crollo della capacità degli adulti di educare e responsabilizzare i giovani, che ha creato generazioni meno attrezzate delle precedenti ad affrontare le difficoltà della vita. Le cause sono diverse, ma non ci vuole un esperto in sociologia per individuarle: abbiamo lasciato che si affermassero modelli di vita improntati al consumismo e all’edonismo, alla mortificazione dell’etica, all’esaltazione della sopraffazione morale e (vedi anche i fatti di questi giorni) fisica, alla ricerca di scorciatoie a qualsiasi costo all’insegna del fine che giustifica i mezzi. L'”Essere” sconfitto dall'”Avere”. Famiglie che si sfasciano troppo facilmente – fiumi senza alveo, che esondano alla prima piena; ex coniugi che si combattono l’un l’altro usando i figli come clave, intanto che cercano di conquistarseli “all’asta” con regali e, se è il caso, andando a schiaffeggiare i professori che hanno osato dargli un voto basso. Non sorprendono quindi le movide a qualsiasi costo in tempo di COVID, ma nemmeno gli anziani che, continuando imperterriti nel ruolo di “piacioni”, le giustificano perché “come fai a negare a un giovane il divertimento del sabato sera”. E ovviamente non sorprendono nemmeno le frasi pronunciate da giovani “bene”. Mi è rimasta impressa quella di una ragazza: “Mi preoccuperò del Corona virus solo quando morirà uno della mia età. In caso contrario, I don’t give a shit”. Pensateci: i bambini italiani nati alla fine dell’800 si fecero la prima guerra mondiale, la spagnola, l’Eritrea, la seconda guerra mondiale con i bombardamenti alleati e tedeschi e la vera fame; e forse pure la lotta partigiana o sul fronte opposto. Nonostante tutto questo, poi ricostruirono l’Italia. Ai giovani di oggi si chiederebbe solo un piccolo sacrificio intelligente, limitato nel tempo e molto meno tragico di quello imposto a quelli della loro età che andavano in guerra, o anche a quelli più piccoli e più anziani che le nottate le passavano in un rifugio antiaereo con le bombe che li venivano a cercare fin sotto terra. Ma chi avrebbe dovuto insegnargli certe cose non lo ha fatto.

Federico, di 8 anni, scrive su Amazon la recensione più bella di “Dieci piccoli gialli 2”

Le copertine di “Dieci piccoli gialli” e “Dieci piccoli gialli 2”, di cui è protagonista il piccolo Francesco “detto Ciccio perché in Sicilia è il diminutivo di Francesco, ma forse anche perché è un po’ cicciottello”, un bambino che da grande vuole fare il commissario di polizia.
E chi ha letto i miei gialli “per grandi”, il cui protagonista è il commissario della Omicidi di Palermo Francesco Mancuso, sa che lo diventerà davvero.