Salvini: paghi uno e prendi quattro

Salvini taglia i costi della politica: “Paghi uno e prendi quattro.”
Ministro degli Interni e, di fatto, ministro degli Esteri, della Sanità (vedi vaccini) e presidente del Consiglio.

LE OPINIONI SONO COSE SERIE. A PATTO CHE PRIMA PASSINO DAL CERVELLO.

Mi piace leggere le opinioni delle persone, anche quando non coincidono con le mie – e non lo dico perché è una cosa che “mi fa fare bella figura”: chi mi conosce lo sa. Quando una opinione è appoggiata a dati di fatto, mi stimola e spesso mi arricchisce perchè mi fa vedere le cose da un altro punto di vista. Sarà forse per questo che mi piace tanto Pirandello.

Ma qualche volta mi trovo a leggere cose che sono solo frasi sconnesse, conati di pancia; pensieri che sono arrivati alla tastiera senza essere riusciti a trovare la strada per il cervello. Eccone una, a proposito del problema dei migranti. Si tratta della risposta al post di un’altra persona. Mentre non condivido del tutto il post perché a mio avviso è troppo angolato e parziale, ma vi trovo qualcosa su cui riflettere, guardate cosa dice una che lo commenta. Riporto con il copia-incolla, quindi non imputatemi gli errori: “perseguitati…..loro non lo sono e non scappano da niente,non dite cavolate per impietosire la gente,solo buisiness”. Per questa persona, se non c’è una guerra mediaticamente ben coperta, è come se non esistesse: vedi per esempio i sei milioni di morti nel Congo (dieci volte quelli in Medio Oriente nello stesso periodo).Secondo lei, non ci si può sentire “perseguitati” se non si fugge da bombardamenti, ma da fame e malattie; anche se queste sono così letali da produrre un’aspettativa di vita di 40 anni – la stessa che c’era in Italia fra la fine ‘800 e l’inizio del ‘900, quando a emigrare eravamo noi. Per la pancia con cui ragiona questa persona, “non scappano da niente, sono solo cavolate per impietosire la gente”. Chissà se nel corso della sua vita si troverà a fronteggiare una delle tante emergenze da cui fuggono questi poveretti. Mi auguro di no, ma se succederà, sono sicuro che a chi le dicesse “ma dov’è il problema?” urlerebbe in faccia la sua rabbia. Se riuscisse a recuperare per un istante il collegamento con i neuroni, capirebbe che non si attraversano deserti, rapinati e stuprati, per essere poi imprigionati e mercificati sulle coste del mediterraneo, e poi rischiare la vita su quei gommoni e barconi, per semplice piacere proprio. Sì, ma i tanti scellerati che ci fanno sopra business? (Si scrive business, signora. Il “biusiness”, come lo scrive lei, è la pronuncia in italiano). Certo che esistono e sono da colpire duramente! Ma dire che i migranti “non scappano da niente e sotto c’è solo “biusiness””, quella sì che è una enorme, terrificante, ingiustificabile, crudele cavolata. La che ha scritto questa cosa probabilmente non leggerà, ma sono convinto che a questo punto darebbe di testa – scusate: volevo dire “di pancia” – e comincerebbe ad accusarmi che li voglio prendere tutti, indistintamente, senza integrarli eccetera. Sono convinto che fra chi mi legge persone così non ce ne sono: ma se ci fossero, risponderei che no, non è così. E ripeterei quello che vado dicendo da anni: l’emigrazione si controlla soprattutto creando condizioni di vita umane nei paesi di origine, e questo significa 1) a) un piano Marshall europeo ben pensato e gestito, b) interventi decisi sui trafficanti più o meno blasonati di armi, c) interventi altrettanto decisi sui compratori delle materie prime di cui l’Africa è ricca perché paghino prezzi e salari equi, non consentendo lo sfruttamenti di adulti e soprattutto di minori (l’estrazione di un kg di Coltan, che ci serve per i nostri telefonini, costa la vita di 2 bambini. Fonte: ONU); 2) Significa anche un approccio europeo che aiuti a gestire gli arrivi in nordafrica in modo umano; e infine 3) regole comuni europee per la gestione degli arrivi. Se si realizzano i punti 1) e 2), gli arrivi in Europa diminuiranno enormemente. Questo, unito alla distribuzione dei migranti per paese di accoglienza in modo equo (1000 migranti che sbarcano a Malta incidono sulla piccola popolazione locale come come 120.000 che sbarcano in italia!) li renderà più “assorbibili”. E allora potremo istruirli e integrarli nel tessuto nostrano con programmi ad hoc. Facile? Assolutamente no. Difficilissimo. Ma ineludibile. Ogni altra via è ipocritamente elettorale, o estremista, o semplicemente stupida.

Se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui, e volete esprimere la vostra opinione, siete i benvenuti: ma cominciate la risposta con “Allora, secondo me”. Chi non lo fa, vuol dire che fa parte della categoria che parla prima di ascoltare; ma non penso che fa gli ospiti della mia bacheca ci siano persone così. Dico bene?

“Testimonial” al concorso di poesia GraffitiMETROpolitani

Ospite di Metro come scrittore-testimonial al concorso di poesia GraffitiMETROpolitani 2018.
Sapevate che Metro, distribuito nelle metropolitane di Roma, Milano e Torino, è il quotidiano cartaceo più letto d’Italia? A parte un solo grosso errore (quello di ospitare miei articoli) è davvero un bel giornale, disponibile anche in versione digitale.
Quanto al concorso: ho letto solo le prime dieci poesie classificate, e confesso che le ho trovate tutte bellissime. Sono felice di non aver fatto parte della giuria, mi sarei trovato in seria difficoltà.
Ho incontrato persone belle dentro, e molte anche… fuori; meno giovani, giovani, giovanissimi – persino due amichette di nove anni e mezzo l’una che hanno scritto insieme (come avranno fatto?) una bella poesia entrata nella classifica minori.
Naturalmente, componimenti selezionati in modo rigorosamente anonimo per garantire il “vinca il migliore”.
Mentre ascoltavo le dichiarazioni dei vincitori ho pensato improvvisamente che nella mia vita ho incontrato qualche scrittore d’animo cattivo, ma poeti malvagi mai. E quindi mi sa tanto che chi dice che nel mondo ci vorrebbe più poesia, ha proprio ragione.

Savona e il tifo da curva sud

Che il Prof. Savona sia un grande economista non c’è dubbio. Come non c’è alcun dubbio che sia contro l’Europa e l’Euro: lo testimonia una intera (lunga) vita, con interviste e libri. Proprio per la coesistenza di ambedue le cose non poteva però fare il ministro dell’Economia: la sua nomina sarebbe stata vista come una dichiarazione di guerra all’Europa, e i mercati avrebbero reagito come in parte hanno fatto.

Trovo meravigliosamente ingenui i commenti del tipo “Ma Di Maio ha detto che Savona adesso non è contro l’Euro” o “Di Maio ha detto che Savona faceva il duro per negoziare meglio”. Da mesi i nostri politici ci riempiono di affermazioni successivamente smentite, come si può pretendere che improvvisamente vengano presi sul serio? E infine, trovo davvero assurda e masanelliana l’affermazione indignata “Il mercato cerca di condizionare la nostra politica con lo spread”. È esattamente il contrario. È la nostra politica ballerina e antisistema a tutti i costi che allarma i mercati e fa vendere i titoli del debito pubblico. L’aumento dello spread è una conseguenza.

Chi dice certe cose non ha idea di come funzionino i mercati. Io conosco almeno due persone che hanno venduto i loro BTP (risparmi personali) preoccupati di una futura uscita dall’euro: così facendo hanno contribuito al loro crollo. Come ha detto lo stesso Mattarella nel suo recente discorso, “Bisogna difendere con forza gli interessi dell’Italia in seno all’Europa”. Giustissimo, sacrosanto, e prima lo facciamo e meglio è. Ma non diamo l’incarico a uno che si è sempre dichiarato un nemico dell’Europa e dell’Euro, perché avrà difficoltà a negoziare.

E infine una considerazione. Tanti dicono che l’Europa ci vuole derubare della nostra sovranità. Signori miei, dobbiamo renderci conto che chi accumula enormi debiti, come abbiamo fatto noi, di fatto cede un po’ di sovranità. Quando si va in banca a chiedere il mutuo per comprarsi una casa, la banca non mette sull’immobile un’ipoteca? E nessuno si sogna di dirle “Cancellami il debito perché a casa mia il padrone sono io”. “Tu sei il padrone, è vero” – ci risponderebbe la banca – “ma hai preso l’impegno di restituirmi i soldi, e se non lo fai mi prendo la casa”. Sono concetti semplici semplici, ma so – lo constato ogni giorno su Facebook – che raramente si riesce a farli accettare a chi è stato convinto a pensarla diversamente: abbiamo trasferito su FB la nostra “fede da curva sud”, e se una cosa ce la dice il capo della nostra squadra/partito/movimento, magari accompagnandola con un bellissimo slogan, non approfondiamo e continuiamo a fare il tifo a qualsiasi costo.

Io invece, da “orfano politico”, perché non ho più un partito di riferimento, mi sono condannato a usare ogni volta la mia testa. Cosa faticosa e purtroppo abbastanza inutile.