Cosa è successo ai britannici di una volta?


Ci furono tempi in cui gli inglesi facevano i propri interessi con estrema serietà, anche a costo di creare problemi permanenti in intere aree del mondo – prima fra tutte il Medio Oriente, e non solo. Secondo alcuni storici, furono tanto seri da lasciare che i tedeschi distruggessero Coventry per non fare capire al nemico che erano riusciti a comprendere il funzionamento di Enigma, la macchina con cui i nazisti codificavano i loro messaggi. 
Oggi stanno dimostrando, di fronte a una emergenza come quella del COVID19, una insospettabile indisciplina; e il loro degno premier Boris Johnson – sì, quello che voleva perseguire l’immunità di gregge e ha cambiato idea sotto il peso dei morti – se ne vanta dicendo che è solo perché loro amano la libertà più degli italiani e dei tedeschi, e quindi non si sottomettono con uniformità a regole imposte. 
Bravo il nostro Presidente Mattarella: “Anche noi italiani amiamo la libertà ma abbiamo a cuore anche la serietà”. 
Da qualche parte nell’aldilà, Churchill si sarà mangiato il sigaro per la rabbia.

IMMUNI: Chi l’ha visto?

Avrebbe dovuto proteggerci tutti, a patto che fosse usata dal 60% della popolazione. Peccato che ci siano tanti che non hanno gli smartphone come bambini, lattanti e non solo. Peccato che non possa essere usato su telefonini “moderni ma non troppo” – per esempio su un iphone 6, allora sul mercato italiano meno di sei anni. A questo punto mi chiedo se qualcuno si è chiesto come si sarebbe potuto raggiungere il necessario 60%. Forse per questo non sento più parlare di Immuni… Qualcuno ne sa qualcosa?

Ci risiamo

In piena “prima ondata” girò la notizia che nel mio quartiere c’era un caso di coronavirus, e fece scalpore. Adesso sembra che siano positivi il parroco, un parrucchiere, una professoressa di scuola media, hanno chiuso un ristorante e stanno facendo centinaia di tamponi. L’avete presente quell’abusatissimo “non abbassare la guardia”? Occhio…

SCUOLA e COVID 19: va tutto ben, madama la marchesa

SKYTG24, Lunedì 14 settembre, ore 11:05: la giornalista racconta del primo giorno di scuola in un istituto comprensivo di Roma mentre scorrono le immagini: ragazzi contenti di tornare a scuola, ingresso ordinato, tutti con la mascherine, igienizazione delle mani. Poi la telecamera la inquadra, e lei continua: “È in corso la ricreazione…”. Dietro di lei, bambini che si rincorrono, alcuni con la mascherina abbassata, qualche spintarella, facce a pochi centimetri l’una dall’altra. Fosse una dimostrazione matematica, qui ci starebbe il c.v.d.: “Come Volevasi Dimostrare”. E sempre a proposito di matematica: ne riparliamo fra 15 giorni. Salvo miracoli.

Pessimi educatori e pessimi educati

Il Coronavirus ha messo ulteriormente in evidenza il crollo della capacità degli adulti di educare e responsabilizzare i giovani, che ha creato generazioni meno attrezzate delle precedenti ad affrontare le difficoltà della vita. Le cause sono diverse, ma non ci vuole un esperto in sociologia per individuarle: abbiamo lasciato che si affermassero modelli di vita improntati al consumismo e all’edonismo, alla mortificazione dell’etica, all’esaltazione della sopraffazione morale e (vedi anche i fatti di questi giorni) fisica, alla ricerca di scorciatoie a qualsiasi costo all’insegna del fine che giustifica i mezzi. L'”Essere” sconfitto dall'”Avere”. Famiglie che si sfasciano troppo facilmente – fiumi senza alveo, che esondano alla prima piena; ex coniugi che si combattono l’un l’altro usando i figli come clave, intanto che cercano di conquistarseli “all’asta” con regali e, se è il caso, andando a schiaffeggiare i professori che hanno osato dargli un voto basso. Non sorprendono quindi le movide a qualsiasi costo in tempo di COVID, ma nemmeno gli anziani che, continuando imperterriti nel ruolo di “piacioni”, le giustificano perché “come fai a negare a un giovane il divertimento del sabato sera”. E ovviamente non sorprendono nemmeno le frasi pronunciate da giovani “bene”. Mi è rimasta impressa quella di una ragazza: “Mi preoccuperò del Corona virus solo quando morirà uno della mia età. In caso contrario, I don’t give a shit”. Pensateci: i bambini italiani nati alla fine dell’800 si fecero la prima guerra mondiale, la spagnola, l’Eritrea, la seconda guerra mondiale con i bombardamenti alleati e tedeschi e la vera fame; e forse pure la lotta partigiana o sul fronte opposto. Nonostante tutto questo, poi ricostruirono l’Italia. Ai giovani di oggi si chiederebbe solo un piccolo sacrificio intelligente, limitato nel tempo e molto meno tragico di quello imposto a quelli della loro età che andavano in guerra, o anche a quelli più piccoli e più anziani che le nottate le passavano in un rifugio antiaereo con le bombe che li venivano a cercare fin sotto terra. Ma chi avrebbe dovuto insegnargli certe cose non lo ha fatto.

Federico, di 8 anni, scrive su Amazon la recensione più bella di “Dieci piccoli gialli 2”

Le copertine di “Dieci piccoli gialli” e “Dieci piccoli gialli 2”, di cui è protagonista il piccolo Francesco “detto Ciccio perché in Sicilia è il diminutivo di Francesco, ma forse anche perché è un po’ cicciottello”, un bambino che da grande vuole fare il commissario di polizia.
E chi ha letto i miei gialli “per grandi”, il cui protagonista è il commissario della Omicidi di Palermo Francesco Mancuso, sa che lo diventerà davvero.